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26.4.10

Resistenza!

Resistenza di energia, di sole, di gioia.

Watching: Partigiani, ci chiamavano ribelli

2.2.10

Il canto delle sirene

Mompiche, Esmeraldas, Ecuador

Si parte per conoscere il mondo.
Si torna a conoscere se stessi.
Il vento ci prende per vela.

Soundtrack: De Gregori

21.1.10

RePlay


Being creative means stop wasting.
Just wondering wheter I would really go around with this.
Maybe it does not matter, wheter I would use it or not.
The thing is that we need to get smarter.
Stop loosing energy producing and consuming.
We can do much more...Reusing what we already have in excess!


The same illuminating idea came more or less to the founder of Irfak, a company that "recycles human fat and turns it into food exported to the Third World". Wanna recycle your fat? Just donate it here! Would you give your caloric cellulitis to make delicious buiscuits for Burma?
Where there is a need, there is IRFAK.
Where there is a food deficit, IRFAK helps.

Is it always ethical to reuse? Does the goal justify just anything?
I am astounded...

...Gli uomini erano vissuti fino ad allora in quella che che chiamo “L'età del pane”. Erano cioè consumatori di beni estremamente necessari. Ed era questo forse, che rendeva estremamente necessaria la loro povera e precaria vita. Mentre è chiaro che i beni superflui rendono superflua la vita. L'uomo nato da questa mutazione, quale che sia la sua rivendicazione di autonomia e di individualismo non appartiene più a se stesso.
Pasolini

Soundtrack: Afterhours

11.7.09

the families album


My friend Andrea, working at cesulalab has been part of a project about the Italian earthquake in Abruzzo.

Images were given by the subjects portrayed in the photographs, recovered form the ruins of the earthquakes. They represent an intimate expression of what ties them to their daily lives and as a point of reference.
The complete set can be found here

Come avviene per qualsiasi evento giornalisticamente ghiotto, la rappresentazione mediatica del terremoto in Abruzzo ha conosciuto differenti fasi. Buona parte dei media ha accuratamente selezionato i contenuti da diffondere in base a criteri commerciali: la prima fase è stata quella sensazionalisticamente più vendibile, per passare poi ad una riproposizione ciclica estenuante delle stesse immagini, con l’inevitabile effetto della normalizzazione. Questa potrebbe prendere una piega pericolosissima assolutamente da scongiurare, dato che, a causa del processo di saturazione mediatica, in cui la rappresentazione degli eventi diviene la realtà stessa, gli spettatori si assuefanno ad una situazione che nella sua precarietà sta diventando preoccupantemente stabile, permanente.

Migliaia di persone vivono tutt’ora nelle tendopoli: questa, oggi, è la norma. Questa nuova stabilità deve tornare a essere considerata a-normale, da superare.
Le foto di famiglia erano prima appese ai muri domestici, oggi sono fissate precariamente ai teli delle tende o custodite gelosamente nelle valigie.
Le immagini sono state messe a disposizione dai soggetti ritratti che le hanno recuperate dalle macerie delle case distrutte dal sisma. Esse costituiscono pertanto l'espressione di un'intimità profonda che le lega alla quotidianità alla quale queste persone devono al più presto tornare.

23.4.09

di mani, di dita, di progetti

"Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz'Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova. "
Saviano, Gomorra, p.236

22.4.09

Respect!


Yoani ha coraggio. Generación Y, proprio in questi giorni compie due anni e con il post odierno tocca 300 post pubblicati.
Voglio leggere il suo libro. Una sola cosa noto, leggendo a sprazzi da alcuni mesi. Nel blog non si parla mai di embargo. Come se tutti i problemi di Cuba siano stati causati solo del regime dittatoriale e mai delle relazioni con gli Stati Uniti... E se come Yoani afferma, la scrittura da sola non riuscirà a cambiare niente (?), recentemente a qualche cambiamento ci ha pensato Obama. Cuba libre!
Prima di cominciare le mie disincantate vignette di realtà, la voce dell’apatia mi avvisa che la scrittura non riuscirà a cambiare niente. Il sussurro della paura mette in primo piano mio figlio di dodici anni e i danni che la catarsi materna potrà arrecare al suo futuro. Sento la voce di mia madre gridare: “Figlia mia, perché ti sei cacciata in questo guaio?” e prevedo le accuse di infiltrata della CIA o della Sicurezza di Stato che di sicuro non mancheranno. Il vigilante dietro le mie ciglia si sbaglia poche volte, ma il matto con cui divide lo spazio fa in modo che non lo ascolti. In questo modo comincio a completare il primo post ed è grazie a lui che la borsa della spesa, l’alto ministero improduttivo, l’angoscia della fame e la zattera che galleggia nel Golfo passano in primo piano. [...]
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